BOT, CROLLO DEI TITOLI DI STATO

BOT, CROLLO DEI TITOLI DI STATO Bot in discesa il rendimento lordo dei Bot trimestrali si e’ fermato a 0,386 per cento dopo aver pagato tasse e commissioni bancarie non rimane nessun margine di guadagno. Record negativo anche per i Bot annuali, che perdono 0,210 punti, il rendimento passa da 0,951 intorno a ferragosto a 0,741 di ora, percio’ garantiscono un ritorno quasi nullo. Chi ha sottoscritto i titoli finisce alla fine di rimetterci.

bot titoli di stato

FIAT PRONTO ACCORDO CON CHRYSLER

FIAT PRONTO ACCORDO CON CHRYSLER Questione di ore l’accordo per l’ingresso della Fiat nell’azionariato di Chrysler. Lo riferisce il segretario nazionale della Fim-Cisl, Bruno Vitali, da alcuni giorni a Detroit per una serie di incontri con i rappresentanti dell’Uaw (United auto workers), il sindacato americano interessato al dossier.
Fonte Agr

CONTI PUBBLICI ISTAT DEFICIT 2008 al 2,7%

CONTI PUBBLICI ISTAT DEFICIT 2008 Chiusura del 2008 con un deficit al 2,7% del Pil per i conti pubblici italiani, contro l’1,5% del 2007. Il debito si attesta invece al 105,8%, in aumento rispetto al 103,5% di un anno prima. Lo rileva l’Istat. In particolare, l’anno scorso l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è aumentato di circa 19,8 miliardi di euro rispetto al 2007, attestandosi a 42,979 miliardi. Il debito pubblico è invece stato pari a 1.663,650 miliardi.
Fonte Agr

RIPRESA ECONOMICA IL PEGGIO E’ PASSATO?

RIPRESA ECONOMICA IL PEGGIO E’ PASSATO?

Le attese per un concreto accenno di ripresa e di un avvio dell’auspicato rinnovamento del sistema bancario che i mercati avevano intravisto nei positivi risultati di JP Morgan e Goldman Sachs sembrano tuttora in cerca di una conferma che in realta’ non arriva. Infatti in controtendenza rispetto ai citati istituti sono usciti i risultati di Bank of America e Citigroup e le dichiarazioni rilasciate circa il prossimo futuro non sono improntate all’ottimismo come invece il ‘sentiment’ dei mercati vorrebbe.

A peggiorare ulteriormente il clima sono circolate voci non confermate circa un nuovo piano di Barack Obama per eventuali ulteriori sussidi alle banche in difficolta’.

ripresa economica il peggio e' passato?

A riprova della tendenza, in area Euro anche banche del calibro di Intesa Sanpaolo, Unicredit ma anche BNP, Barclays e soprattutto Credit Agricole hanno risentito del clima accusando flessioni nell’andamento dei titoli.

In USA un dato che viene considerato sinonimo di ripresa e’ quello delle vendite di case che dopo un sorprendente mese di febbraio sembra essere confermato anche per marzo dando una tenue indicazione che la ripresa economica potrebbe essere effettivamente alle porte, anche se non nell’immediato.

Come sopra accennato, la comprensibile tendenza a voler vedere anche nei piu’ lievi cenni positivi un segno di ripresa trova conferma nelle affermazioni in Italia apparse in prima pagina sui giornali da parte della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e ripresi da alcuni esponenti soprattutto del Governo. Affermazioni che anche se non propriamente derivanti da una attenta analisi, contribuiscono a ricostruire una fiducia di cui tutti sentono una grande necessita’ in questo momento.

BORSA BENE LE FIAT

BORSA: ACCELERANO LE FIAT, PIU’ VICINA AD ACCORDO CON CHRYSLER Accelerano le Fiat a Piazza Affari.

Il titolo del Lingotto guadagna infatti il 3,56%, a 7,425 euro. Il New York Times scrive infatti che l’accordo tra Chrysler e il sindacato dei lavoratori del settore automobilistico Uaw e’ ormai vicino e cio’ spianerebbe la strada all’alleanza tra la societa’ statunitense e la Fiat.

Il Wall Street Journal aggiunge poi che saranno la stessa Fiat e il governo Usa a scegliere il nuovo Cda della Chrysler una volta che verra’ raggiunto l’accordo sul piano di ristrutturazione della casa automoblistica di Detroit.
Fonte ASCA

SUSAN BOYLE LA SUA VOCE HA INCANTATO LA GRAN BRETAGNA

SUSAN BOYLE LA SUA VOCE HA INCANTATO LA GRAN BRETAGNA Si chiama Susan Boyle, 47enne disoccupata (fa la volontaria in chiesa) di Blackburn, la sua voce ha commosso la Gran Bretagna.

susan boyle la sua voce ha incantato la gran bretagna

Nel “talent show” britannico “Britain’s Got Talent” ha suscitato risatine e battute per il suo look ma appena ha iniziato a cantare ha incantato pubblico e giuria con una performance canora eccezionale. I sondaggi danno gia’ sicura la vittoria di Susan Boyle che ha ricevuto diversi contatti da agenti per firmare contratti discografici. Semplicemente fantastica la sua esibizione oltre 5 milioni di video YouTube visti in rete.

ISTAT INFLAZIONE RALLENTA

ISTAT: inflazione rallenta, a marzo +1,1% annuo
ROMA – Rallenta l’inflazione a marzo per i prodotti della spesa di tutti i giorni. Lo rende noto l’Istat, secondo cui, per i prodotti che si acquistano con maggior frequenza, l’aumento dei prezzi è dello 0,1% rispetto a febbraio e dell’1,1% su marzo 2008. In febbraio l’incremento annuo era risultato pari all’1,6%.
Fonte AGR

ANDAMENTO EURO DOLLARO

ANDAMENTO EURO DOLLARO
I recenti ulteriori ribassi del dollaro USA rispetto a molte altre valute sembra lasciare perplessi molti analisti in quanto il piano di ricapitalizzazione predisposto dal Governo Americano avrebbe dovuto servire da stimolo per una ripresa che di giorno in giorno parrebbe logico aspettarsi.

Le ragioni per cui l’attesa ripresa del biglietto verde non si e’ verificata viene individuata dal fatto che tecnicamente gli effetti dell’attuazione del suddetto piano sono articolati nel tempo in modo da non rendere visibile e immediatamente percepibile dall’investitore l’aumentato grado di sicurezza dei titoli azionari degli enti finanziari.

andamento euro dollaro

Infatti il principale beneficio derivante dal programma di ricapitalizzazione sopra accennato dovrebbe essere quello di garantire disponibilita’ di cassa alle principali istituzioni finanziarie americane contribuendo ad aumentare la fiducia del consumatore/investitore nei confronti delle Banche e degli Enti Finanziari scoraggiando nel contempo il potenziale dirottamento delle giacenze o il disinvestimento di quanto ancora mantenuto presso il sistema finanziario.

Normalmente la tendenza del Dollaro USA, come di altre divise, e’ quella di rafforzarsi in presenza di una diminuzione diffusa della propensione al rischio da parte degli investitori, mentre il rapporto di cambio scende quando tale fiducia nei mercati finanziari migliora.

Risulta tuttavia evidente che in questa fase le regole vengono sovvertite o quantomeno non rispondono alla normale logica di mercato.

I dati relativi alle vendite al dettaglio in USA mostrano una costante diminuzione, segno che si sta verificando un progressivo peggioramento del livello di occupazione e quindi delle condizioni di vita con effetti prevedibili nel breve periodo di una ulteriore contrazione dei consumi.

Nella sostanza comunque le prospettive non certo positive per i prossimi mesi per tutta l’area Euro, unitamente al persistere del trend di diminuzione dei tassi di Eurolandia, sembrano confermare quanto sia ragionevole aspettarsi un recupero, sia pur non eclatante, della moneta americana nei confronti delle altre divise, Euro in testa a partire dalla fine di questo mese.

G20 E CRISI MONDIALE

G20 E CRISI MONDIALE

L’incontro del G20 appena concluso ha evidenziato come vengano ancora considerati comunque validi alcuni principi generali che sono alla base del sistema economico che ha subito lo scossone della crisi prima finanziaria, poi economica e che ora sembra assumere anche preoccupanti contorni sociali.

Fortunatamente, nonostante la crisi non sembri avere insegnato molto, almeno si ha preso coscienza della necessita’ che la comunita’ internazionale si dia una regolamentazione piu’ efficiente adottando un miglior sistema di controllo e di conseguenza rendendo piu’ affidabili le istituzioni internazionali (Fondo Monetario in testa).

G20 E CRISI MONDIALE

Dell’ingente somma destinata a fronteggiare la crisi mondiale (si parla di oltre 1.100 miliardi di dollari) il fatto che una parte -anche se non significativa- sia destinata anche agli aiuti ai paesi piu’ poveri sta a dimostrare che forse si e’ capito che trascurare il problema del terzo mondo ha un effetto boomerang che annulla sistematicamente tutti i provvedimenti adottati per fonteggiare la crisi.

Ad una crisi globale occorrono risposte globali senza protezionismi anacronistici e futili tentativi di mantenere privilegi ormai non piu’ comprensibili.

Comunque solo i fatti staranno a dimostrare se si tratta solo delle solite dichiarazioni d’intenti o se, grazie anche all’ingresso sulla scena internazionale del Presidente Obama, siamo di fronte ad una vera svolta.

TREMONTI BONDS E FONDI ALLE BANCHE

TREMONTI BONDS E FONDI ALLE BANCHE

La Banca d’Italia avvia un giro di ispezioni presso le grandi banche interessate dal Decreto del 25 febbraio del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti per sostenere l’economia.

Pur non avendone bisogno come altre concorrenti europee e soprattutto americane, le banche italiane devono comunque valutare concretamente l’opportunita’ di accedere a questa forma di agevolazione per non correre il rischio di cadere in una sorta di immobilismo (che finora le ha di fatto risparmiato gli effetti deleteri della crisi finanziaria), ma che ora potrebbe renderle insensibili alla recessione con gravi danni per l’economia.

Le banche devono quindi prepararsi a fronteggiare opportunamente patrimonializzate i rischi che gia’ cominciano a profilarsi all’orizzonte .

La Banca Popolare e Monte Paschi Siena hanno gia’ mostrato interesse per i Bonds, ma sembra che anche Intesa Sanpaolo e Unicredit chiederanno di accedere per importi di rilievo, si parla di oltre 4 miliardi ciascuno e gia’ altre grandi banche stanno valutando di seguirle.

L’efficacia dell’intervento dello Stato e’ direttamente proporzionale al grado di propensione al rischio delle banche – che al momento – lascia piuttosto a desiderare (il famoso ombrello quando non piove!).

I vari organi deliberanti preposti alla concessione degli affidamenti alla clientela devono in questa fase comprendere che il sacrificio economico che viene richiesto alla comunita’ col Decreto Tremonti e’ finalizzato a migliorare l’accesso al credito delle pieccole e medie aziende non certo per dare un omaggio agli azionisti delle banche.

Va da se’ che l’opinione pubblica non potra’ accettare che le banche (private) che accetteranno questi aiuti (pubblici), paghino poi Bonus o Stock Options milionari ai loro top managers (Obama docet!!!)

Soprattutto i dipendenti delle banche non lo acceterebbero, anche perche’ quando si parla degli stipendi dei bancari l’opinione pubblica e i giornalisti fanno sempre la solita media all’italiana includento anche questi stipendi, bonus e stock options che loro (i dipendenti tutti, quadri e impiegati) non vedono neppure da lontano!

PREVISIONI BORSE EUROPEE

PREVISIONI BORSE EUROPEE

Previsioni di una seduta improntata al rialzo per molte Borse europee. Cosi’ Milano, Madrid, Amsterdam, Zurigo, Francoforte, Bruxelles, Londra, Parigi.

Si preannuncia una seduta all’insegna della fiducia, sulla scia delle chiusure di Wall Street e Tokyo.

Sono attesi alcuni importanti e significativi dati macroeconomici come il dato della Bilancia Commerciale USA di gennaio.

Ad agevolare questo clima che appare piu’ disteso, almeno nelle previsioni a brevissimo, contribuiscono le voci che indicano come possibile il ricorso delle maggiori Banche Italiane agli aiuti statali con conseguenti benefici per i clienti, soprattutto piccole e medie imprese che sono a corto di liquidita’.

In campo internazionale Citigroup dichiara che non dovrebbe aver bisogno di ulteriori aiuti statali e il Ceo di BOF (Bank of America) fornisce assicurazioni sulla capacita’ del suo gruppo di generare reddito. Sempre piu’ insistenti poi sono le voci, sin qui non smentite, di una possibile fusione tra Peugeot e Fiat.

Tutti questi segnali non sono di per se’ naturalmente sufficienti per poter affermare che siamo in presenza di una cambio di tendenza dei mercati, ma indubbiamente possono preludere almeno ad un rimbalzo seppur provvisorio.

ROTTAMAZIONE AUTO

ROTTAMAZIONE AUTO Bonus da 1.500 euro per rottamare la vecchia auto e per l’acquisto di un’Euro 4 o Euro 5 a basso impatto ambientale.

Incentivi all’acquisto di auto ecologiche senza rottamazione. Bonus che sale per auto che inquinano meno e i furgoncini. Incentivo di 500 euro per rottamare motocicli o ciclomotori.

ZALESKI

ZALESKI

ZALESKI

Ma chi e’ l’ingegner Romain Zaleski? Un finanziere franco-polacco, amico di Giovanni Bazoli Presidente di Intesa Sanpaolo che dopo aver vissuto molti anni in Francia e’ venuto in Italia e, stabilito il suo quartier generale in Lombardia tra Brescia e Milano tramite la sua Carlo Tassara Spa e’ riuscito a mettere insieme pacchetti azionari di molte societa’ e di alcune grandi banche italiane per ammontari prossimi ai 10 miliardi di euro con lo scopo di speculare sulle eventuali plusvalenze.
Quello che meraviglia e’ che per raggiungere i suoi scopi e’ ricorso a fidi spropositati concessi dalle banche controgarantite da pacchetti azionari a loro volta acquisiti grazie ad altri affidamenti ottenuti in modo analogo in un turbillon di fidi e garanzie di cui non si vede ne’ l’origine ne’ la fine: in gergo ‘equity financing‘.

E’ di pubblico dominio la sua partecipazione in Mittel (per il 18%), in Edison (per il 10%), Intesa SanPaolo (5%) e poi Generali, Mediobanca,Montepaschi, Ubi, Fondiaria , Sai, Telecom. Un impero che Forbes colloca tra i 500 patrimoni netti piu’ consistenti .

Peccato che ora con i crolli in Borsa dei titoli dati in garanzia, le banche finanziatrici si sono ritrovate scoperte e poco a poco intorno si conciano a sentire gli scricchiolii che spesso precedono i crolli e forse non sara’ sufficiente il piano di ristrutturazione del debito che sta mettendo a punto uno degli istituti che lo ha piu’ sostenuto, Unicredit.

Forse occorrera’ tempo, ma nelle prossime settimane si potra’ vedere come la situazione andra’ evolvendosi anche se sembra difficile poter sostenere a lungo una cosi’ allegra gestione del credito, soprattutto in questa fase caratterizzata dalla reticenza delle grandi banche nell’erogazione dei  finanziamenti alle piccole e medie imprese.

ANDAMENTO EURIBOR E LIBOR

andamento euribor e libor
andamento euribor e libor

ANDAMENTO EURIBOR E LIBOR
I tassi interbancari in Euro stanno dando cauti segnali di riavvicinamento a quel tasso del 3,75% indicato dalla BCE Banca Centrale Europea. il tasso a tre mesi e’ sceso dal 5.393al 5,318 e quello a un mese e’ passato al 5,024 dal 5,126 in pratica sui vari fronti si e’ assistito ad una serie di aggiustamenti che fanno presagire che i mercati monetari hanno recepito appieno la manovra delle banche centrali.
Ora si tratta di verificare se questa sensazione di fiducia verra’ anche trasferita in sede di erogazione del credito al sistema economico.
Dal summit di Parigi e’ emersa la volonta’ al di la’ di tutto di garantire ad ogni costo la copertura del mercato interbancario.
Questo faceva seguito alla manovra posta in atto senza grandi risultati la scorsa settimana da BCE e FED che hanno ridotto contemporaneamente i tassi di interesse.
Lunedi la BCE, la Banca d’Inghilterra e la Banca Centrale Svizzera avevano deciso di procedere settimanalmente ad un rifinanziamento in dollari di durata 1 week al fine di calmierare e stabilizzare gli andamenti delle rispettive monete e creare un filo diretto con la FED. Anche la Banca Centrale del Giappone sta valutando di adottare un’analoga strategia.

  • EURIBOR: Euro Interbank Offered Rate”, l’Euribor è il tasso medio a cui avvengono le transazioni finanziarie in Euro tra le grandi banche europee Fe viene fissato giornalmente alle ore 11:00 a Londra.
  • LIBOR:  London Interbank Offered Rate e’ il tasso di riferimento per i mercati finanziari.Si tratta di un tasso variabile, che viene quotidianamente calcolato dalla British Bankers’ Association. In sostanza si tratta del tasso di riferimento al quale le banche si prestano denaro tra loro.

ISTITUITO CON D.L. FONDO A GARANZIA DELLE BANCHE

ISTITUITO CON D.L. FONDO A GARANZIA DELLE BANCHE

Il Governo nella serata di mercoledi ha varato l’atteso D.L. che istituisce un Fondo di ben 20 miliardi di euro destinato a sostenere le banche italiane in caso di bisogno.

Le modalita’ di intervento sono articolate in modo da non prevedere un reale passaggio delle Banche  sotto il controllo dello Stato (che avrebbe di fatto riportato ai tempi delle BIN le famose Banche di Interesse Nazionale: Comit, Banco di Roma e Credito Italiano) anche se e’ stato precisato che ne potranno beneficiare solo le banche ‘virtuose’.

ISTITUITO CON D.L. FONDO A GARANZIA DELLE BANCHE

Infatti in caso di necessita’ accertata da parte della Banca d’Italia o da parte delle banche stesse, il capitale verra’ conferito mediante la sottoscrizione di azioni privilegiate (titoli che non danno diritto a votare in Assemblea).

Positivo e universalmente accolto con soddisfazione e’ risultato il messaggio rassicurante dato alla nazione dal Presidente del Consiglio, insieme a Tremonti ed al Governatore della Banca d’Italia Draghi che hanno mirato a ristabilire le dimensioni del fenomeno per il nostro Paese e soprattutto ad evitare pericolosi effetti panico generati da anomali andamenti dei titoli delle principali banche i quali -in genere- hanno subito fluttuazioni di mercato piu’ per effetto di speculazioni e come risultato inevitabile degli sconvolgimenti avvenuti a livello internazionale che non per effettivi problemi strutturali propri.

Le banche italiane sarebbero infatti sufficientemente patrimonializzate e solide ed hanno sufficiente liquidita’, come ha precisato il Ministro dell’Economia.

In sostanza, per via di una limitata propensione al ricorso a particolari strumenti finanziari molto piu’ usati oltreoceano, le banche europee e soprattutto quelle italiane stanno risentendo in maniera un poco piu’ attenuata dei terremoti che stanno sconvolgendo la finanza internazionale.

Il Governo si e’ detto pronto a garantire i depositi bancari andando di fatto ad aggiungersi al fondo interbancario (che da solo garantisce i depositi monointestati fino a 103 mila euro e quelli cointestati fino al doppio) nell’improbabile caso di banche in situazioni fallimentari.

Nella sostanza si e’ trattato piu’ di una iniezione di fiducia che di un reale strumento di supporto che quasi certamente non verra’ mai utilizzato.

A confermare comunque la situazione di incertezza che caratterizza il mercato ci sono le notizie circolate nel pomeriggio di ieri negli ambienti finanziari su un possibile interesse di Dresdner Bank per Unicredit. Notizie al momento non ancora confermate ma che sicuramente creeranno ulteriori movimenti sul titolo.

Il richiamo da piu’ parti a mantenere la calma e la prudenza e’ in questo momento quanto mai opportuno.

FITD, RISPARMI A RISCHIO E CRISI FINANZIARIA

fitd risparmi a rischio e crisi finanziaria

FITD, RISPARMI A RISCHIO E CRISI FINANZIARIA

La crisi dei mutui americani, le conseguenze di essa sulle fragili architetture finanziarie di alcuni grandi Istituti bancari americani, il loro dissesto e l’inedito atteggiamento del Governo USA che interviene in loro aiuto per arginare il problema per le Banche, ma soprattutto per limitare i danni per i piccoli risparmiatori (e anche per i grandi, cosi’ come per i super manager colpevoli,almeno in parte, dei dissesti stessi).

Tutto cio’ nel tentativo di evitare che una drastica caduta della fiducia nel sistema finanziario possa compromettere l’intera economia americana con conseguenze non prevedibili a livello globale.

Questo e’ il grazioso quadretto che rappresenta il momento attuale.

Il Senato americano ha approvato il piano di salvataggio messo a punto dal Presidente Bush, ora manca solo la ratifica alla Camera e dopo anche questa fase si potra’ considerare superata.

Ma intanto il meccanismo si e’ messo in moto: molte organizzazioni finanziarie negli anni avevano gonfiato in maniera artificiosa i propri assets e per mantenere il segreto con ulteriori articolate operazioni di finanza strutturata aveva occultato tali magagne sino a raggiungere livelli inauditi.

Ora il giocattolo si e’ rotto e stanno venendo alla luce tutti gli aspetti controversi e non e’ ancora dato di capire le effettive dimensioni di questo fenomeno, si puo’ solo dire che esso e’ di vaste dimensioni, molto molto vaste.

E in Italia la gente si chiede se i suoi risparmi sono al sicuro.

Sui giornali si e’ cominciato a riparlare del FITD, il Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi, cioe’ quel fondo che garantisce in caso di insolvenza della banca, i capitali mantenuti sui conti bancari (da sottolineare: bancari) dai risparmiatori fino ad una certa cifra (ora fissata in Italia in poco piu’ di 103.000 euro). Analogo prodotto e’ presente in molti altri Paesi anche se il limite garantito nel nostro Paese e’ tra i piu’ alti. Proceduralmente e’ abbastanza semplice e una volta che il liquidatore dovesse sancire lo stato di insolvenza della banca, nell’arco di qualche mese il risparmiatore recupera i suoi soldi, ovviamente fino al limite gia’ citato.

Ma se un risparmiatore ha ricorso ad un PCT (Pronti Contro Termine)? Si tratta di una formula molto diffusa anche se leggermente piu’ sofisticata del semplice deposito o dell’investimento in Bot. Sostanzialmente si tratta di un contratto con cui la Banca investe per conto del risparmiatore una certa cifra generalmente in titoli di Stato. Dal punto di vista giuridico il risparmiatore e’ soggetto al rischio connesso al titolo o ai titoli che costituiscono il ‘sottostante’ e quindi in questo periodo e’ bene verificare quali siano i titoli in questione.

Analogo ragionamento vale per i Fondi di Investimento. In questo caso pero’ sarebbe opportuno tenere presente che l’orizzonte temporale di questo genere di investimento dovrebbe essere di medio periodo e comunque non inferiore ai 5 anni. Salvo che non vi siano titoli con poche prospettive future, non dovrebbe essere necessario disinvestire.

Insomma e’ un periodaccio e non e’ facile muoversi in questo panorama tutt’altro che roseo ed i consigli si sprecano.   Potenzialmente e’ valido tutto ed il contrario di tutto e ogni situazione va considerata come caso a se’ stante.

BORSA CONSOB E CRISI FINANZIARIA

BORSA CONSOB E CRISI FINANZIARIA

BORSA CONSOB E CRISI FINANZIARIA
BORSA CONSOB E CRISI FINANZIARIA

Questo periodo e’ evidentemente contraddistinto dalla crisi finanziaria che sta attraversando gli States ed i cui riflessi al momento non sono stati ancora percepiti in Europa nella loro intierezza e complessita’.

Gli scossoni registrati dalla Borsa italiana in questi ultimi giorni sono solo contraccolpi determinati piu’ da operazioni di natura speculativa che dovrebbero rientrare nei prossimi giorni, agevolati in questo anche dalle norme restrittive prontamente adottate dalla Consob per arginarne gli effetti (divieto di vendite allo scoperto etc.).

L’atteggiamento del Governo USA e la manovra di oltre 700 miliardi di dollari che sta per ottenere il placet del Congresso (dopo aver incassato, non senza fatica, l’approvazione dei due candidati alla Casa Bianca Obama e McCain) volta ad arginare e contenere le ricadute sui piccoli risparmiatori americani mediante il riacquisto dei prodotti finanziari esposti ai mutui, unitamente alla decisione di consentire a Goldman Sachs e Morgan Stanley di diventare banche commerciali, sonio stati atti radicali e coraggiosi, indici di una ferma volonta’ di frenare l’effetto domino di una crisi finanziaria che altrimenti avrebbe potuto rivelarsi fuori controllo e le cui conseguenze avrebbero potuto essere peggiori delle piu’ pessimistiche previsioni (anche se non e’ ancora detta l’ultima parola!).

D’altra parte lo scossone che la credibilita’ del dollaro avrebbe potuto subire, avrebbe avuto conseguenze disastrose per la stabilita’ dell’intero sistema finanziario internazionale.

Ora che la situazione della finanza americana sembra un po’ meno allo sbando, anche se non mancheranno certo ulteriori defaiances nei prossimi mesi, quella che potrebbe costituire una reale incognita che pesa sul futuro e’ cio’ che e’ celato nei portafogli degli investitori europei.

Paradossalmente quelli maggiormente a rischio sono proprio i portafogli degli investitori piu’ prudenti, quelli con la cosiddetta ‘minore propensione al rischio‘.

Una cosa e’ certa, la partita deve ancora iniziare e la prudenza ora come ora non sara’ mai abbastanza.

FORTIS UNICREDIT – LA CRISI FINANZIARIA DOPO WALL STREET ARRIVA IN EUROPA

FORTIS UNICREDIT - LA CRISI FINANZIARIA DOPO WALL STREET ARRIVA IN EUROPA

FORTIS UNICREDIT – LA CRISI FINANZIARIA DOPO WALL STREET ARRIVA IN EUROPA

Come era facilmente prevedibile gli effetti della crisi finanziaria di Wall Street si stanno gradualmente facendo sentire anche sulla vecchia Europa.
Mentre al di qua’ dell’Atlantico si osservava con un certo distacco i fallimenti (Lehman) ed i vari salvataggi (AIG, Merril Lynch etc), la crisi cominciava a manifestarsi anche da noi.

Cosi’ dopo un periodo in cui sono alternate notizie e smentite, il gruppo Fortis non puo’ fare a meno di dover ricorrere all’aiuto del Governo per cercare di fronteggiare una carenza di liquidita’ drammatica ed irreversibile.

Cosi’ anche il gioiello della finanza del Benelux, viene sostenuto  con oltre  11  miliardi di euro con un’azione congiunta di salvataggio delle banche centrali di Belgio, Olanda e Lussemburgo evitando al mondo finanziario europeo un dissesto che avrebbe innescato un pericoloso effetto domino dalle conseguenze disastrose e diventando di fatto azionisti di maggioranza relativa della Banca con il 49%.

Comunque la suspense sui mercati continua: dopo un lunedi nero caratterizzato da incertezze e volatilita’ anche oggi c’e’ stata una situazione di tensione sui mercati in particolare sui titoli bancari, con UNICREDIT che e’ stato sospeso per il secondo giorno consecutivo per eccesso di ribasso travolto da una marea di vendite che l’ha fatto precipitare a -12% e questo risultato appare ancor piu’ negativo in presenza di un indice di mercato che perde solo 0,56%

Forse le parole di Alessandro Profumo Ceo di Unicredit non hanno troppo convinto sullo stato di salute della Banca ed anzi sono ricorrenti le voci su un possibile avvicendamento al vertice contribuendo ad aggiungere instabilita’ e incertezza ad una situazione gia’ di per se’ poco rassicurante.

Nei giorni scorsi Profumo aveva infatti dichiarato che c’era stata una ‘sottoperformance’ dei titoli esposti al mercato tedesco e all’Est Europa, ma che non sono previsti rischi specifici per Unicredit.

Intanto sul fronte americano il Presidente George Bush ha tentato nuovamente di far approvare al Senato il suo piano di salvataggio di 700 miliardi di dollari a favore delle banche che era stato bocciato alla Camera dei Rappresentanti.

La manovra al di la’ della convenienza economico sociale, deve purtroppo fare i conti con le imminenti elezioni e quindi si sta lavorando per introdurre modifiche normative al fine di conquistare il consenso dei deputati reticenti mirando a ripristinare la fiducia nel sistema bancario Usa.

La Camera aveva respinto lunedì la proposta con 228 voti contro 205 a favore e l’indice Dow Jones ha reagito con un crollo senza precedenti perdendo quasi 800 punti, polverizzando in un attimo oltre un miliardo di dollari.

Intanto sta aumentando nell’opinione pubblica un sentimento di indignazione verso Wall Street e verso un Presidente che sino a poco tempo fa non riconosceva neppure l’esistenza della crisi economica ed infine nei confronti dei top manager che hanno indubbiamente giocato un ruolo determinante nel creare la situazione in atto.

VOLT LA NUOVA AUTO ELETTRICA DI GENERAL MOTORS

volt la nuova auto elettrica di gm
volt la nuova auto elettrica di gm

VOLT LA NUOVA AUTO ELETTRICA DI GENERAL MOTORS

Rick Wagoner, Chairman della General Motors la scorsa settimana dal quartier generale della casa automobilistica di Detroit, in occasione del 100° anniversario della nascita del colosso dell’auto, ha presentato l’ultima nata di casa Chevy, la VOLT, affermando che il modo migliore per affrontare il secondo secolo di attivita’ e’ quello di  mettere sul mercato un’auto che sappia rispondere alla sfida di oggi e di domani nel campo dell’energia.

La Volt e’ infatti una vettura di nuova concezione a propulsione elettrica con soluzioni d’avanguardia, tecnologie avanzate ed una aerodinamica innovativa come nella storia della G.M. non si era mai vista.

La batteria di cui e’ dotata le fornisce energia sufficiente per percorrere fino a ca.65 km. tuttavia la Volt dispone di un motore alimentato a benzina che consente di ricaricare la batteria aggiungendo percorribilita’.

La velocita’ massima raggiungibile e’ ragguardevole: 160 kmh ed il tempo di ricarica da un impianto elettrico fisso e’ di ca.3 ore (poco piu’ del doppio negli U.S.A. dove la tensione di rete e’ di 120 volts).

La General Motors dichiara che agli attuali livelli di prezzo del petrolio, il costo di esercizio della Volt dovrebbe ammontare a ca. 2 cents per miglio (ca.1600 m) e cioe’ circa un sesto del costo di un’auto tradizionale a benzina.

L’avvio della produzione su vasta scala negli USA dovrebbe partire dal 2010.

Anche se la G.M. non ha annunciato ufficialmente quale sara’ il prezzo di quersta autovettura, ma si presume ragionevolmente che possa essere dell’ordine dei 30.000 dollari o qualcosa di piu’.

L’ immissione sul mercato della Volt va a confermare la tendenza dell’industria automobilistica americana orientata verso una gamma di vetture di minore cilindrata e con minore quantita’ di emissioni inquinanti e piu’ rispettose dell’ambiente.

Attualmente la G.M. ha in commercio cinque vetture ‘ibride‘ con propulsore alimentato a corrente elettrica e provviste di motore diesel che entra in funzione quando si scarica la batteria.

WALL STREET UN EQUILIBRIO INSTABILE

wall street un equilibrio instabile

WALL STREETT UN EQUILIBRIO INSTABILE

Nel caso di Fannie Mae e Freddie Mac il Governo USA e’ intervenuto in maniera risolutiva evitando lo sfascio delle due Banche travolte dallo scandalo dei mutui subprime, mentre per la Lehman Brothers e’ stato rifiutato ogni aiuto.

In effetti in passato il Governo era sempre intervenuto per sostenere le Banche Popolari, le Saving Banks nell’intento di tutelare cosi’ i piccoli risparmiatori evitando la diffusione dell’insolvenza ed infatti con Freddie Mac e Fannie Mae ha inteso fare proprio questo in quanto esse costituivano un modello nel sistema finanziario USA e la loro tutela rientrava nella logica di salvasguardare organizzazioni che avevano una valenza di pubblica utilita’.

Nel caso della Lehman invece il buco era tale e la situazione appariva cosi’ compromessa da portare a considerare inutile qualsiasi sforzo per salvarla, quasi considerandolo, con un eufemismo, alla stregua di un accanimento terapeutico con 53 miliardi di dollari in titoli che gia’ si sapeva che non sarebbero mai stati pagati.

La crisi finanziaria iniziata oltre un anno fa colpisce duramente gli investitori con moderata propensione al rischio e contribuisce a cambiare la geografia della finanza mondiale favorendo, per assurdo, ancora una volta i grandi complessi che accentrano ulteriormente aumentando sempre piu’ la loro forza e capacita’ lobbistica come sta avvenendo per Goldman Sachs e Morgan Stanley.

Da un paio di giorni il titolo Lehman che, come quello di Merryl Lynch (assorbita da BOFA) e’ fuori listino a Wall Street.

AIG – AMERICAN INTERNATIONAL GROUP INC

aig-american-internationalAIG – AMERICAN INTERNATIONAL GROUP INC

Gli avvenimenti che hanno interessato il mondo finanziario internazionale negli ultimi tempi, dall’intervento del Tesoro U.S.A. per salvare le due banche Fannie Mac e Freddie Mae, al disastroso fallimento della Lehman Brothers, al take over di BOFA per evitare problemi a Merril Lynch e infine la situazione che vede il gigante mondiale delle assicurazioni AIG sull’orlo del baratro, tutti questi fattori hanno contribuito a mettere in evidenza agli occhi del mondo intero che esistono dei problemi di fondo che minano alle radici il sistema finanziario ed appare ora chiaro anche ai non addetti ai lavori che in mancanza di un significativo cambio di direzione le conseguenze di gestioni cosi’ disinvolte e poco trasparenti non potra’ che portare effetti drammatici per tutti.

Nonostante cio’ forse non a tutti e’ ancora chiara nella sua complessa interezza quale sia la gamma di potenziali rischi connessi alla gestione allegra a cui si faceva cenno prima.

Il mercato degli futures petroliferi in cui sia Lehman che soprattutto AIG operano in maniera significativa e’ quello che in definitiva fa da driver per l’andamento del prezzo del petrolio che quindi non e’ solo soggetto alla classica legge della domanda e dell’offerta, ma soggiace a precisi disegni finanziari e, in ultima analisi, … politici. In cio’ e’ insito quindi un grosso rischio potenziale di dimensioni difficilmente quantificabili.

Mentre gli effetti del fallimento Lehman in Italia ed in Europa sono per ora limitati se si pensa a qualche centinaio di posti di lavoro a rischio in confronto alle decine di migliaia di licenziamenti in corso negli U.S., il vero problema potrebbe arrivare sotto sotto per esempio dagli effetti del downgrade di AIG da parte di S.&P. e Moody’s che gia’ ha determinato oggi forti scossoni a Wall Street dove la fiducia dei risparmiatori americani sta rapidamente rarefacendosi, nonostante le notizie che sarebbe allo studio un maxi prestito di oltre 80 miliardi di dollari con fondi pubblici, intervento che comunque non modificherebbe nella sostanza il problema che ormai e’ emerso, che e’ soprattutto quello di una sostanziale sfiducia sui dati ufficiali del colosso assicurativo, cosi’ come delle maggiori organizzazioni finanziarie americane.

Ormai pare accertato che l’intervento della FED potra’ scongiurare nell’immediato il fallimento del colosso delle assicurazioni, come pare sicuro l’intervento di dell’inglese Barclays Bank per rilevare le attivita’ di Lehman in nord America e apprestarsi a diventare la terza maggior banca d’investimento in U.S.A.

Questo insieme di attivita’ e di interventi sono destinati a modificare radicalmente gli equilibri finanziari internazionali i cui effetti risultano piuttosto difficili da valutare appieno in questo momento.

FALLIMENTO LEHMAN BROTHERS

fallimento lehman brothers
fallimento lehman brothers

FALLIMENTO LEHMAN BROTHERS

Secondo una triste espressione americana la Lehman Brothers ha ‘filed chapter 11‘ in parole povere, ha portato i libri in Tribunale annunciando il proprio fallimento, travolta dalla crisi dei mutui subprime iniziata oltre un anno fa e come conseguenza della accertata impossibilita’ di far fronte all’enorme indebitamento raggiunto (oltre 613 miliardi di dollari).

Si tratta del piu’ grande fallimento della storia americana e forse il maggior crac a livello mondiale: la reazione di tutte le borse e’ stata prevedibilmente drammatica registrando perdite per oltre 125 miliardi di dollari nella sola Europa.

Come si e’ affrettato a precisare il premier Silvio Berlusconi, il contraccolpo non dovrebbe farsi sentire in Italia in misura eclatante in quanto il sistema finanziario italiano e’ sostanzialmente solido.     Ovviamente, diciamo noi, poiche’ verosimilmente molte grandi banche italiane ed europee hanno nei loro portafogli consistenti pacchetti Lehamn, che fino a qualche tempo fa erano sinonimo di massima garanzia, non saremmo tanto sicuri che non vi sia un effetto domino dovuto alla incertezza ed al panico.

Dopo un’estenuante trattativa che nel week end aveva fatto pensare che si potesse giungere ad un compromesso, dopo il ritiro di Bank of America e Barclays Bank, il Management non ha potuto far altro che constatare l’impossibilita’ di continuare l’avventura iniziata un secolo e mezzo fa.

In sostanza sia il Tesoro americano che tutto il sistema finanziario internazionale in questo frangente hanno preferito concentrare i propri sforzi nel tentativo di arginare gli effetti e l’impatto che il dissesto di Lehaman avrebbe potuto avere sul sistema.

Misure straordinarie sono state adottate da tutte le principali banche centrali che hanno provveduto ad aumentare la liquidita’ dei mercati (la Banca Centrale Europea con 30 miliardi di Euro, la Banca Centrale Inglese con 7 miliardi di sterline, oltre a varie banche asiatiche che mettendo insieme ca. 70 miliardi di dollari hanno costituito un findo anti-fallimento. Tra queste figurano, oltre a Bank of America e Barclays, anche Merril Lynch, JP Morgan, Citibank, Credit Suisse, Goldman Sachs che si sono riunite in un fondo aperto per garantirsi le une contro le altre.

La FED si deve ancora pronunciare sui provvedimenti d’urgenza e anche se molti analisti sono pronti a scommettere su una manovra che faccia scendere il costo del denaro, non e’ d’altra parte escluso un atteggiamento di ‘stand by’.

Il fallimento della Lehman Brothers pone comunque seri interrogativi sulle capacita’ reali di tenuta di un sistema finanziario che ha tollerato e talvolta apprezzato l’effetto moltiplicatore di alcune operazioni finanziarie che hanno determinato in modo del tutto artificioso enormi incrementi di valore.

Comunque gli effetti dello scossone non sono certo terminati ed anzi la vicenda della Lehman non e’ una causa bensi’ un effetto e ne seguiranno sicuramente altri sia in U.S. che nel resto del mondo.

CRISI ENERGETICA E RITORNO AL CARBONE

CRISI ENERGETICA E RITORNO AL CARBONE

CRISI ENERGETICA E RITORNO AL CARBONE
CRISI ENERGETICA E RITORNO AL CARBONE

La crisi energetica sta inducendo, sia per motivi legati alla conservazione dell’ambiente sia alla necessita’ di risparmiare sui costi, a fare opportune riflessioni sull’utilizzo di soluzioni alternative al petrolio.

Si assiste da un po’ di tempo alla riesumazione del vecchio e caro carbone che, si scopre, non sporca poi tanto, e’ conveniente e infine  … ce n’e’ molto a disposizione.

Ci sono riserve di carbone di vaste dimensioni in molte parti del globo e si stima che sarebbero sufficienti per garantire combustibile per fornire energia per quasi 300 anni.

A differenze delle altre fonti di energia non rinnovabili, Il carbone nell’immaginario collettivo e’ istintivamente legato al concetto di sporco, ma questo e’ un retaggio del passato.

La verita’ e’ che il carbone offre alcuni vantaggi non trascurabili, come la facilita’ di trasporto, senza rischi ne’ problemi di stoccaggio e senza esalazioni nocive a differenza di molti altri combustibili considerati molto piu’ ‘nobili’.

Dal punto di vista economico, oltre ad una non disdegnabile stabilita’ del  prezzo nel tempo, il carbone consente di produrre energia a costi piu’ contenuti del petrolio e del gas naturale.  Infatti mentre col carbone occorrono 3 centesimi per produrre 1 Kwh, con pretrolio e gas naturale ne servono circa 7.

IL GOVERNO USA SALVA FANNIE MAE E FREDDIE MAC

IL GOVERNO USA SALVA FANNIE MAE E FREDDIE MAC

Fannie Mae e Freddie Mac sono i due maggiori Istituti Finanziari specializzati nel settore immobiliare e sono le due banche che in questi ultimi tempi hanno fatto dormire sonni poco tranquilli a Bernanke dopo che nell’agosto dello scorso anno la bolla dei mutui subprime, quei mutui concessi cioe’ alle categorie meno abbienti, aveva fatto temere per la solidita’ dell’economia dell’intero Paese.

IL GOVERNO USA SALVA FANNIE MAE E FREDDIE MAC

In pratica le due banche nate per valorizzare e dare un impulso al mercato dei titoli legati ai mutui immobiliari, avevano fatto fin troppo bene il loro lavoro e quando ha cominciato ad emergere lo stato di difficolta’ delle famiglie e si era profilata la possibilita’ che i finanziamenti concessi potessero non essere rimborsati, le due banche furono travolte dalla crisi innescando una spirale di sfiducia degli investitori.

Il liberismo americano ieri ha subito un grave colpo quando il Presidente Bush accoglieva la richiesta del Ministro del tesoro americano Henry Paulson di nazionalizzare le due banche salvandole dal fallimento.

Immediata la reazione dei mercati finanziari che hanno salutato la piu’ grande nazionalizzazione della storia americana con rialzi su tutte le borse. Il placet del presidente della Federal Reserve oltre che la scontata approvazione dei due candidati alla Casa Bianca Barack Obama e John McCain e di molte personalita’ sia americane che europee ed asiatiche che hanno visto nella coraggiosa iniziativa un tentativo di arginare una tendenza che avrebbe provocato seri danni alle economie di tutto il mondo.

Solo i liberisti piu’ ortodossi hanno visto un cedimento della linea di fermezza che non consente deroghe alla ferrea legge del mercato. Ma il liberismo forse non deve essere piu’ inteso in senso troppo rigoroso e avulso dai contesti economici in cui si opera.

IL GOVERNO USA SALVA FANNIE MAE E FREDDIE MAC
IL GOVERNO USA SALVA FANNIE MAE E FREDDIE MAC

Vale la pena a questo proposito considerare che la spesa di 200 miliardi di dollari che questa operazione costera’ per quanto ingente risulta senz’altro inferiore ai costi che un fragoroso fallimento avrebbe comportato per l’economia americana.

Rimane da fare la considerazione che questo intervento puo’ costituire un precedente al quale non sara’ improbabile che altri settori dell’economia americana potranno guardare, si pensi all’industria dell’auto che viene considerata strategica per il Paese e che potrebbe chiedere di godere dello stesso trattamento che il Governo ha riservato agli istituti finanziari.

INTESA SANPAOLO – Migrazione difficile

intesa sanpaolo, migrazione difficile

INTESA SANPAOLO, Migrazione difficile

A meta’ luglio si e’ conclusa in modo decisamente sofferto la cosiddetta migrazione informatica di Intesa Sanpaolo.

La tanto sbandierata maxi-fusione che ha visto BANCA INTESA unirsi in matrimonio combinato con un SANPAOLO IMI, sposo poco convinto, aveva gia’ manifestato i primi sintomi di una scarsa preparazione e di un approssimativo programma di fusione nonostante gli altisonanti nomi dei consulenti.

INTESA era gia’ stata sufficientemente martoriata dalla precedente infausta fusione che aveva sacrificato sull’altare della cosiddetta globalizzazione al grido di ‘grande e’ bello!’ tre italici gioielli di famiglia come la gloriosa BANCA COMMERCIALE ITALIANA nota in tutto il mondo come COMIT , la grande CARIPLO che, per chi non lo sapesse, era la piu’ grande cassa di risparmio del mondo e un meno blasonato ma pur decoroso BANCO AMBROSIANO. Tre Banche che singolarmente avevano carattere, tradizione e competenze, ma che le iperpagate societa’ di consulenza erano riuscite a trasformare in una entita’ amorfa, senza identita’ e piena di contraddizioni.

Anche da parte SANPAOLO si arrivava da esperienze di fusione decisamente dolorose con un IMI Istituto Mobiliare che era entrato senza troppi riguardi nel mondo torinese e, si dice, ne aveva preso in mano le leve piu’ importanti.

Comunque the show must go on e quindi ecco che i bravi consulenti hanno messo insieme un altro capolavoro, cosi’ dopo aver fatto sparire Comit, Cariplo, Bav, che erano marchi noti nel mondo, ora si cerca di salvare la territorialita’, mantenendo nomi di banche secondarie, sconosciute o peggio ancora sinonimi di inefficienza.

Ma e’ mai possibile che mentre il mondo bancario si internazionalizzava, il management di Intesa puntava diritto a testa bassa sul mercato Domestico chiudendo tutte le filiali in giro per il mondo e cercando di comprare pezzi di banche sul territorio nazionale? e intanto altri gruppi piu’ lungimiranti si spartivano gli scacchieri delle piazze finanziarie piu’ interessanti.

Poi quando il management di Intesa ha alzato la testa ed ha visto che non era rimasto nulla se non l’Europa dell’Est, ha sfoderato un bel sorriso ‘ma e’ proprio quello che fa per me!’ e si e’ buttato all’acquisizione di cio’ che gli altri avevano lasciato!

Infine visto che dopo tutti gli sforzi, Intesa non era piu’ nemmeno la prima banca in Italia, e’ rimasta la sola possibilita’ di crescere dall’interno con una fusione nazionale e via con INTESA SANPAOLO. Peccato che le sovrapposizioni siano state molte, le duplicazioni anche e da qui esuberi a volonta’!

Proprio quello che ci vuole per ridurre i costi!

L’unico aspetto positivo, o uno dei pochi e’ stata la dote di Filiali estere portata da Sanpaolo, che ha un po’ ripristinato la rete estera che era stata praticamente annullata o quasi in Intesa.

Ed ora veniamo ai primi risultati. I due colossi ovviamente avevano due sistemi informatici diversi e, guarda caso incompatibili, così dopo una prima fase di coesistenza terribile si e’ dovuto necessariamente procedere all’unificazione: la mitica migrazione informatica.

Ci sono alcuni clienti che solo a nominargliela gli si provoca un attacco di ansia!

La scelta del sistema IT e’ stata fatta, non tanto scegliendo il migliore, ma con ferrea logica economica quello per il quale erano stati fatti investimenti recenti e quindi quello di Sanpaolo che a Moncalieri aveva il suo Centro Contabile moderno ed efficiente. Efficiente si, ma quando la banca era quella per la quale era stato progettato, cioe’ una banca nella quale il lavoro era parcellizzato in mille spezzettature e ogni persona svolgeva una piccola parte di esso.

Ora grazie alle frotte di esuberi – anche sulle modalita’ di queste procedure ci sarebbe da spendere qualche parola, ma lo faremo piu’ avanti! – in ogni comparto si registrano carenze di personale che determinano sacche di inefficenza, insofferenza da parte dei superstiti, scarsa disponibilita’ ad ascoltare le frequenti lamentele della clientela esasperata dalla lentezza estenuante delle procedure, dai ritardi, dai flussi telematici smarriti, dagli stipendi non accreditati e dalle risposte evasive. …Ed il ciclo si ripete, perche’ non si sa piu’ se tutto cio’ sia un effetto o una causa!.

ASSEGNI E CONTANTI

ASSEGNI E CONTANTIASSEGNI E CONTANTI

SI TORNA ALLE REGOLE PRECEDENTI

Dopo solo due mesi si ritorna alle norme precedenti. Infatti con l’art. 32 del decreto legge n 112 del 25 giugno 2008 sono state apportate ulteriori modifiche all’art. 49 del D.L. n. 231 del  21 novembre 2007 che regolano l’uso del contante e dei titoli al portatore, assegni e libretti di deposito al portatore.

In sintesi:

  • La soglia massima per l’uso del contante e dei titoli al portatore e per la libera circolazione degli assegni bancari, postali e circolari  non e’ piu’ di € 5.000 ma è stata riposizionata al precedente limite di € 12.500,00;
  • Non è più richiesta,  pena la nullità dell’assegno, l’indicazione del codice fiscale del girante sul retro dell’assegno insieme alla girata.

Quanto sopra e’ entrato in vigore dal 25 giugno 2008.

ASSEGNI BANCARI E CIRCOLARI

l’apposizione della clausola “NON TRASFERIBILE” è obbligatoria per importi pari o superiori a 12.500,00 euro;

Per gli assegni circolari di importo uguale o superiore a Eur 12.500 la clausola “NON TRASFERIBILE” viene apposta dalla Banca.

Per gli  assegni circolari liberi ( cioe’ di importo inferiore a 12.500,00 euro) essendo  soggetti all’applicazione dell’imposta di bollo riporteranno l’indicazione dell’assolvimento della stessa in modo virtuale;

A COSA FARE ATTENZIONE

Quando si compila un assegno va sempre riportato data e luogo di emissione, importo con due decimali, firma del traente (titolare del conto o suo procuratore o suo delegato) indicazione del  beneficiario (mentre l’uso invalso di mettere ‘a me medesimo’, ‘m.m.’, oppure ‘al portatore’ o simili, deve essere limitato al caso in cui l’asssegno viene incassato direttamente in banca o versato sul proprio conto).

Girata piena. Si chiama cosi’ la girata con indicazione del nome della persona a favore della quale si gira l’assegno.

Girata in bianco. E’ quella con la quale si mette solo la firma.

Chi firma e chi gira l’assegno e’ responsabile della copertura dello stesso.

LA FINANZA ARABA ALLA CONQUISTA DI MANHATTAN

la finanza araba alla conquista di manhattanDa mesi il fondo degli Emirati Arabi ADIC-Abu Dhabi Investment Council aveva manifestato un interesse per rilevare una quota significativa del Chrysler Building, uno degli edifici simbolo di New York.
Il celebre grattacielo di midtown, costruito tra il 1928 ed il 1930 dall’arch William Van Allen all’incrocio tra la 42a strada e la Lexington Avenue, in stile art deco per ospitare la sede della omonima casa automobilistica e’ alto 320 metri e, con i suoi 77 piani rimane tuttora il piu’ alto edificio in mattoni al mondo e con la sua caratteristica guglia in acciaio che nelle intenzioni del suo ideatore doveva ricordare la griglia di un radiatore d’auto e’ facilmente individuabile nello skyline della Grande Mela di cui ne e’ divenuto una componente inscindibile.

Fonti accreditate riferiscono che il Fondo arabo dopo una lunga trattativa si sia assicurato nei giorni scorsi dalla Prudential Insurance il 75% del building per una cifra che si avvicina agli 800 mln di Usd, mentre il rimanente 25% sembra destinato a rimanere in mano alla Tishman Speyer Properties, una societa’ immobiliare che gia’ controlla tra l’altro anche il Rockefeller Center.

Nel prestigioso edificio si trovano le sedi di importanti societa’, oltre al quartier generale della Estée Lauder e gli studi della CBS.

LA ROBIN TAX

robin taxLa Robin Tax inventata dal Ministro Giulio Tremonti, che dovrebbe consistere in un prelievo forzoso dei proventi di alcune categorie di imprese, petrolieri, banche ed assicurazioni, potrebbe rivelarsi un provvedimento piu’ di facciata che di sostanza, visto che nello specifico sembra trattarsi di meno di 300 milioni di euro la quota destinata al fondo per i meno abbienti.

Questo e’ il grido che lanciano le associazioni di consumatori in ciò accomunate alla Corte dei Conti che proprio oggi ha messo in evidenza il rischio di mancare gli obiettivi di contenimento della spesa pubblica distratti dal reperimentoi di risorse ‘facili’.  Infatti la manovra di riequilibrio dei conti per il triennio 2009-2013 prevede che ben il 21% del fabbisogno derivi da nuove entrate fiscali anziche’ puntare sul tanto auspicato ma poco perseguito taglio delle spese. Infine poiche’ il problema della crescoita economica del Paese deve necessariamente puntare sulla riduzione della pressione fiscale, questo provvedimento sembra andare nell’opposta direzione se, come probabile, i settori interessati troveranno il modo di recuperare sui consumatori finali i maggiori oneri richiesti dall’Erario innescando così un processo a catena.

Si possono studiare meccanismi di cautela del consumatore come la cosiddetta clausola salva-utenti, che evitino la sopracitata ritorsione, ma alla fine cio’ richiederebbe la costituzione di organismi di controllo che -ammesso che funzionino- finirebbero comunque per ridurre ulteriormente la gia’ limitata efficacia.

In sostanza quello che viene chiesto all’azienda Italia da parte di Bruxelles e degli osservatori internazionali, non e’ di trovare soluzioni fantasiose, ma di puntare ad una seria programmazione che stimoli la ripresa economica e che le consenta quanto meno di tenere il passo degli altri Paesi Membri che sebbene soffrano anch’essi della situazione congiunturale, non sono comunque sempre a rischio di stallo.

Blitz di arresti a Wall Street

Blitz di Arresti a Wall StreetProprio pochi giorni fa ci ponevamo il dubbio se la faccenda dei mutui subprime era nella sua fase conclusiva o se eravamo solo all’inizio. Ecco che la risposta non si e’ fatta attendere. Altri 60 arresti si sono aggiunti agli oltre 200 già effettuati da marzo ad oggi. Principalmente si tratta di operatori finanziari e di società sotto inchiesta con l’accusa di aver perpretato le frodi legate ai mutui subprime. Le perdite stimate dal FMI sono di ca. 1000 miliardi di dollari.

Tra gli arrestati dei giorni scorsi ci sono anche esponenti della Bear Stearns che e’ stata al centro dello scandalo.   In pratica sono accusati di aver indotto in modo ingannevole gli investitori inducendoli ad esporsi acquistando quote di fondi che loro sapevano essere in procinto di fallire a causa della crisi innescata dalla incapacità delle famiglie americane di far fronte agli impegni finanziari assunti per l’acquisto di immobili, determinando di fatto la situazione di stallo delle banche americane.

Come avevamo detto la puntata non sembra finire qui, anzi…

Sicuramente ci ritroveremo qui a breve per parlarne ancora.

CRISI DEI MUTUI SUBPRIME

crisi dei mutui subprimeCome era facilmente prevedibile i primi pesanti effetti della Crisi del Credito cominciano a manifestarsi nei bilanci delle principali banche mondiali, particolarmente di quelle Usa ed Europee.

In effetti le tensioni causate dalla finanza strutturata in cui titoli di dubbia solvibilità (da qui il termine subprime) si sono trovati mescolati in modo trasversale con obbligazioni ed azioni di buona qualità.

Occorre dire che lo scoppio della bolla speculativa dei mutui subprime rappresenta un semplice aggiustamento fisiologico del mercato che reagisce a situazioni di speculazioni spinte che determinano la prevaricazione da parte degli interessi di alcuni investitori su altri. Così facendo il mercato tende a riacquistare la situazione di equilibrio a danno delle posizioni maggiormente speculative.

L’intervento governativo in questo caso serve solo a ritardare l’emergere del problema nel tentativo di salvaguardare questa o quella lobby, ma prima o poi il problema non puo’ che uscire alla luce del sole con le conseguenze del caso.

La crisi dei mutui subprime non ha risparmiato neppure i quartieri alti delle citta’ americane, da Greenwich a N.Y., a Berverly Hills nel North L.A. fino a Palm Beach in Florida dove i prezzi sono crollati di quasi il 40% nel primo trimestre del corrente anno e dove si e’ assistito all’incremento in misura esponenziale dei casi di esproprio di abitazioni, fenomeno sintomatico di una situazione esplosiva che deve ancora mostrare il peggio.

Secondo dati recentemente pubblicati da Mediobanca, dall’analisi del mercato Usa appare che le principali banche americane hanno sofferto in misura considerevole della crisi subprime. In particolare il panorama alla fine del 2007 vedeva – in contrapposizione netta a quanto avveniva l’anno prima – uno scenario notevolmente mutato a seguito delle rilevanti perdite registrate dalle piu’ importanti banche Usa in connessione alle esposizioni verso clientela subprime.    Il loro utile corrente e’ mediamente diminuito del 40%  (contro una riduzione del 20% in Europa ed una riduzione marginale in Giappone).

Dallo studio di Mediobanca emergeva anche la posizione privilegiata delle banche Europee (quelle italiane un po’ meno) rispetto a quelle Usa sotto il profilo del tax rate che mentre in Europa si attesta intorno al 24%, in america grava sulle banche per il 32%

Infine invece a sfavore delle banche del vecchio continente c’è la ancora insufficiente concentrazione: infatti mentre le prime 5 banche Usa rappresentano il 75% del settore e quelle giapponesi l’80%,  in Europa esse rappresentano solo il 30% lasciando quindi spazio a potenziali processi di agglomerazione a cui necessariamente si dovra’ pensare nel breve termine.

MA L’ITALIA E’ A RISCHIO SUBPRIME?

Dopo i timori che hanno fatto tremare i mercati finanziari da Wall Street fino alla vecchia Europa ed all’Asia a causa dei mutui subprime dopo il crollo -a meta’ marzo- di Bear Stearns, quinta banca Usa che a causa di perdite iscritte a bilancio per 2mld di dollari legate ai mutui subprime  ha visto in una sola seduta di borsa svanire il 50% della sua capitalizzazione, Ben Bernanke, Governatore della Federal Reserve e’ prontamente intervenuto sia tramite la JP Morgan sia riducendo il costo del denaro.    Cio’ da una parte ha dato una boccata di ossigeno all’economia americana, ma dall’altra ha iniziato un processo inflazionistico che potrebbe essere foriero di spiacevoli conseguenze tutt’altro che trascurabili, e nemmeno nel lungo periodo.
Si stima che le esposizioni Usa per cartolarizzazioni di mutui ad alto rischio assommino a 400 mld. di dollari e questo la dice lunga su cosa ci aspetta dietro l’angolo!
Fino a che Bernanke continuera’ in questa politica, tenendo il coperchio ben premuto sul vaso di Pandora, non si dovrebbero registrare forti contraccolpi. Tuttavia siamo un po’ tutti a rischio perche’, come hanno dimostrato recentemente anche le svalutazioni di Credit Suisse e UBS, il problema subprime puo’ colpire in modo inaspettato e su tutti i mercati.
L’Italia per ora sembra tutta assorbita dai suoi affari interni, siano essi Alitalia, Tav o altro, tuttavia non sottaciamo che da noi ci sono due grossi istituti bancari molto attivi sui mercati finanziari internazionali e potenzialmente potrebbero riservare qualche sorpresa.
PAROLE CHIAVE :
Mutui Subprime:  Finanziamenti o mutui pluriennali concessi a clienti potenzialmente a rischio. In seguito al trend di crescita dei tassi d’interesse molte famiglie non sono state in condizione di far fronte ai propri impegni e non hanno rimborsato le rate del piano di ammortamento
Insider Trading: reato che consiste nel trarre profitto da parte di soggetti che per la loro particolare posizione all’interno della società, hanno accesso a informazioni riservate e che li pongono in posizione privilegiata rispetto agli altri investitori.

CRISI DELLE BANCHE

Ma siamo sicuri che ormai la crisi delle Banche in Italia sia finita? che la crisi del credito innescata dai mutui subprime americani abbia terminato di seminare sfiducia nei risparmiatori italiani?

Un mese fa Warren Buffett, personaggio di spicco del mondo finanziario statunitense diceva che ‘il peggio e’ ormai passato a Wall Street‘. Invece, dopo il maxi aumento di 6 mld di dollari che insieme alla vendita di assets per raccogliere liquidita’ messe in atto da Lehman Brothers, qualche giorno fa anche Merrill Lynch sembra intenzionata a cedere la sua partecipazione in Bloomberg per raccogliere fondi.

Ormai e’ uno stillicidio di notizie che dopo lo scoppio della crisi dei mutui americani lo scorso agosto ha determinato una caduta del valore delle principali banche internazionali, sia in Amercica che in Europa ed in Asia che si sono deprezzate mediamente del 30% sulle varie borse.

Anche in Europa la situazione non e’ migliore. Barclays e Royal Bank of Scotland hanno perso in un mese tra il 30 ed il 38%, UBS , Intesa Sanpaolo e Unicredit un po’ meno.

Tutto cio’ contribuisce a mantenere un clima di incertezza sui mercati e qualcuno sostiene che una eventuale riduzione dei valori immobiliari potrebbe determinare un ulteriore peggioramento.

ITALIA. CRESCITA O STAGNAZIONE?

italia crescita o stagnazioneTutti gli indicatori fanno presagire un periodo nero per il nostro Paese, sicuramente meno brillante degli altri in Eurolandia. A Bruxelles anche le piu’ rosee aspettative non vanno oltre una crescita prossima allo zero. Solo il Governo e pochi osservatori ipotizzano la possibilita’ di conseguire una crescita intorno all’ 1% puntando su una concomitanza di fattori favorevoli che, per la verita’, ai piu’ sembra un po’ troppo ottimistica. Innanzi tutto l’aspettativa che la fase di riduzione dei tassi Usa sia giunta ormai al termine e quindi che la conseguente ripresa di valore del biglietto verde finirebbe per favorire la riapertura dei mercati americani alle nostre esportazioni. La convinzione che la nostra industria, che durante questa fase si e’ rivolta ai mercati asiatici, si sia nel frattempo anche rafforzata e sia ora pronta a riaffermare la sua potenzialita’ ed infine la determinazione dimostrata in questo avvio di legislatura che, Berlusconi in testa, sembra aver imboccato la giusta direzione per il risanamento dell’economia.

In realta’ a questa visione ottimistica fa contrappunto una previsione piu’ cauta che vede in alcuni fattori che incombono minacciosi sulle nostre teste il preludio ad un marcato peggioramento delle prospettive. In particolare la dinamica dei prezzi al consumo che sembra non doversi arrestare e che potrebbe innescare una pericolosa e temuta spirale inflazionistica e la crisi del credito che sta imperversando in tutta l’Area Euro, dopo aver creato non pochi problemi oltreoceano. Su questo aspetto verosimilmente le conseguenze si faranno sentire anche per lunghi periodi vanificando gli sforzi, anche dolorosi, che alcuni grossi organismi finanziari hanno fatto anche nel recente passato per far pulizia nei propri bilanci.

In sostanza ci sarebbero le premesse e le possibilita’ concrete per assistere ad un tentativo di non rimanere troppo indietro rispetto ai nostri partners europei (ricordiamo che la crescita media dovrebbe essere intorno al 1,5%) e tali potenzialita’ consistono soprattutto nella capacita’ di spesa della gente, che a sua volta e’ strettamente connessa a quanto lo Stato lascera’ loro nelle tasche dopo il prelievo fiscale. In definitiva se l’azione timidamente intrapresa dal Governo continuera’ con lo stesso vigore, potremmo anche assistere ad un certo risveglio della nostra economia.

L’Altalena del Biglietto Verde

MA PERCHE’ IL DOLLARO E’ SCESO?

Sicuramente uno dei fattori che ha determinato la spinta al ribasso delle quotazioni del dollaro va ricercato nella crescita del prezzo del petrolio che nell’arco degli ultimi 18 mesi e’ aumentato di oltre l’80% arrivando a raggiungere i 150 dollari per barile. Un altro elemento che ha agevolato l’andamento ribassista puo’ essere individuato nella dinamica dei tassi USA. La FED nel tentativo di difendere il potere d’acquisto del biglietto verde e frenare spinte inflazioniste ha continuamente tagliato i tassi di interesse fino a giungere a rendimenti prossimi al 2% scoraggiando di fatto gli investitori stranieri e accelerando il processo di ribasso.

La diminuzione della valuta americana negli ultimi 5 anni e’ stata sensibile (-50%), così come il suo deprezzamento nei confronti dell’Euro e potrebbe non essere terminata!

Molti operatori, così come molti economisti si aspettano una inversione di tendenza. A sostegno di questa convinzione (o speranza?) viene sottolineata la sottovalutazione del biglietto verde tenendo conto del suo effettivo potere d’acquisto in raffronto all’analogo potere per l’euro. Un secondo fattore che dovrebbe avvalorare questa previsione sarebbe rappresentato dal fatto che si ritiene raggiunto il livello minimo del differenziale tra tassi Usa e tassi europei. Infine ci si attende una fase che dovrebbe vedere una brusca frernata dell’econia di Eurolandia in presenza di una leggera graduale ripresa di quella americana.

Recentemente Mario Deaglio su un quotidiano asseriva che alla base dei grandi mutamenti degli equilibri del sistema economico mondiale vi sono almeno tre fattori. Il primo e’ costituito da una moltitudine di nuovi consumatori che si sta affacciando sul mercato con una domanda alimentare di base, in particolare di cereali quali non si era mai vista. Si tratta di almeno un miliardo di persone che nel breve periodo sono destinati a raddoppiare creando effetti a catena difficili da immaginare.

Un secondo aspetto e’ costituito dal fatto che da Cina, India e Sud America promana una enorme domanda di energia e di petrolio. Anche se questo stimolera’ la ricerca di nuove fonti e nuovi giacimenti, cio’ non sara’ sufficiente per limitare gli effetti che tale domanda avra’ necessariamente sui livelli dei prezzi.

Infine il dollaro sta perdendo gradualmente la sua centralita’ ed e’ sempre meno moneta esclusiva per le transazioni internazionali e come riserva di valore.

D’altra parte un’altra corrente di pensiero, sostenuta da molti analisti ed esperti dei mercati valutari sostengono invece che la crisi del dollaro stia volgendo al termine, anche se la sua ripresa sara’ molto piu’ lenta e graduale di quanto non sia stata la sua caduta.

Ancor piu’ probabili sono queste previsioni, per così dire positive, quanto piu’ si sposta in avanti l’orizzonte temporale. Un mio convincimento e’ che il corrente anno vedra’ un assestamento del rapporto euro/dollaro intorno a valori tra l’ 1,40 e l’ 1,50 e forse anche meno. Queste considerazioni si basano sulla fiducia nelle capacita’ di recupero del mercato americano. Il dollaro debole, qualcuno ha detto (ed io condivido) puo’ anche essere una buona valvola di sfogo per l’economia Usa che ne pu’ approfittare per migliorare la sua bilancia commerciale e saranno proprio gli Usa che saranno il primo Paese a ripartire, quando sara’ il momento.

Il barometro che credo possa fornire una chiave di lettura per cercare di formulare previsioni apprezzabili sull’andamento dei mercati in Eurolandia, dovrebbe proprio essere l’osservazione della risposta americana alle difficolta’ di questi prossimi mesi.