FITD, RISPARMI A RISCHIO E CRISI FINANZIARIA
La crisi dei mutui americani, le conseguenze di essa sulle fragili architetture finanziarie di alcuni grandi Istituti bancari americani, il loro dissesto e l’inedito atteggiamento del Governo USA che interviene in loro aiuto per arginare il problema per le Banche, ma soprattutto per limitare i danni per i piccoli risparmiatori (e anche per i grandi, cosi’ come per i super manager colpevoli,almeno in parte, dei dissesti stessi).
Tutto cio’ nel tentativo di evitare che una drastica caduta della fiducia nel sistema finanziario possa compromettere l’intera economia americana con conseguenze non prevedibili a livello globale.
Questo e’ il grazioso quadretto che rappresenta il momento attuale.
Il Senato americano ha approvato il piano di salvataggio messo a punto dal Presidente Bush, ora manca solo la ratifica alla Camera e dopo anche questa fase si potra’ considerare superata.
Ma intanto il meccanismo si e’ messo in moto: molte organizzazioni finanziarie negli anni avevano gonfiato in maniera artificiosa i propri assets e per mantenere il segreto con ulteriori articolate operazioni di finanza strutturata aveva occultato tali magagne sino a raggiungere livelli inauditi.
Ora il giocattolo si e’ rotto e stanno venendo alla luce tutti gli aspetti controversi e non e’ ancora dato di capire le effettive dimensioni di questo fenomeno, si puo’ solo dire che esso e’ di vaste dimensioni, molto molto vaste.
E in Italia la gente si chiede se i suoi risparmi sono al sicuro.
Sui giornali si e’ cominciato a riparlare del FITD, il Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi, cioe’ quel fondo che garantisce in caso di insolvenza della banca, i capitali mantenuti sui conti bancari (da sottolineare: bancari) dai risparmiatori fino ad una certa cifra (ora fissata in Italia in poco piu’ di 103.000 euro). Analogo prodotto e’ presente in molti altri Paesi anche se il limite garantito nel nostro Paese e’ tra i piu’ alti. Proceduralmente e’ abbastanza semplice e una volta che il liquidatore dovesse sancire lo stato di insolvenza della banca, nell’arco di qualche mese il risparmiatore recupera i suoi soldi, ovviamente fino al limite gia’ citato.
Ma se un risparmiatore ha ricorso ad un PCT (Pronti Contro Termine)? Si tratta di una formula molto diffusa anche se leggermente piu’ sofisticata del semplice deposito o dell’investimento in Bot. Sostanzialmente si tratta di un contratto con cui la Banca investe per conto del risparmiatore una certa cifra generalmente in titoli di Stato. Dal punto di vista giuridico il risparmiatore e’ soggetto al rischio connesso al titolo o ai titoli che costituiscono il ’sottostante’ e quindi in questo periodo e’ bene verificare quali siano i titoli in questione.
Analogo ragionamento vale per i Fondi di Investimento. In questo caso pero’ sarebbe opportuno tenere presente che l’orizzonte temporale di questo genere di investimento dovrebbe essere di medio periodo e comunque non inferiore ai 5 anni. Salvo che non vi siano titoli con poche prospettive future, non dovrebbe essere necessario disinvestire.
Insomma e’ un periodaccio e non e’ facile muoversi in questo panorama tutt’altro che roseo ed i consigli si sprecano. Potenzialmente e’ valido tutto ed il contrario di tutto e ogni situazione va considerata come caso a se’ stante.
