fusioni delle bancheIl processo che viene considerato inevitabile, necessario e da alcuni vantaggioso, di accorpamento in atto nel nostro Paese sta mettendo in evidenza alcuni fattori che i piu’ prestigiosi studi di consulenza da Accenture a KPMG etc non avevano considerato: l’Italia non  e’ come Gli U.S. o l’Inghilterra o la Francia e neppure la Germania. L’Italia e’ il Paese dove le banche sono nate, quando altrove si azzuffavano per i loro bisogni primordiali e dove tramandavano le tradizioni oralmente!

Siamo il Paese della Banca Commerciale Italiana (la glorioso e scomparsa COMIT!), della CARIPLO (la piu’ grande cassa di risparmio del mondo, anch’essa scomparsa!), del Credito Italiano, del Monte dei Paschi di Siena.  Oggi oltre a quest’ultima che e’ -per ora- sopravvissuta, abbiamo una anonima Intesa Sanpaolo nata da una fusione plurima la cui fine non si e’ ancora vista! ed altre due o tre realta’ dello stesso tipo, che non sono piu’ le banche di una volta e non sono ancora presenze sentite e significative in Europa.

In Italia fare banca non significa avere un negozio che invece di caramelle vende o compra denaro.   Fare banca in Italia significa, anzi significava, entrare nelle case, diventare partner, soci delle persone, essere non ‘consulenti’, ma ‘consiglieri’ che e’ tutta un’altra cosa. Insomma, con tutti i difetti che innegabilmente il sistema bancario italiano aveva, la banca in Italia ha svolto un ruolo importante e quando l’attivita’ veniva svolta con senso di responsabilita’ e professionalità (cosa molto piu’ frequente di quanto non si voglia far credere) esso ha aiutato la crescita economica soprattutto dal dopoguerra fino alla fine degli anni ottanta.

Dopo di allora questo patrimonio di conoscenze, di esperienze e di umanita’ e’ stato inutilmente sperperato, disperso in nome di una redditivita’ che poi forse non e’ neppure tanto redditizia.

Provate a sottoporre ad uno dei famosi ‘Consulenti’  il seguente intervento e avrete la prova che ormai questa e’ la direzione imboccata e che di qui non se ne uscira’ facilmente.

Se prendiamo per esempio una Filiale di provincia con trenta dipendenti che produce un profitto annuo netto, diciamo di un milione e mezzo di euro.

Riorganizziamo razionalizzandoli tutti i processi operativi.   Sostituiamo 5 impiegati allo sportello con una Teller Machine (una specie di macchina tuttofare che automaticamente riceve versamenti, consente prelievi di contante e prenotazione di servizi vari);   poi anziche’ eseguire le operazioni nel retrosportello inviamo tutti gli ordini da processare ad un centro di servizi esterno (in gergo ‘esternalizziamo’) e così facendo eliminiamo altri 10 impiegati e 3 commessi.

Infine con un’azione mirata cerchiamo di diffondere tra la nostra clientela l’utilizzo degli Home Banking (che tradotto in parole povere significa che il cliente fa lui, a casa sua, col suo PC e la sua corrente elettrica ed il suo tempo, quello che prima faceva la banca e in piu’ paga) riusciamo a ridurre di altre 5 unita’ il personale della nostra Filiale.

A conti fatti perderemo sì qualche cliente insoddisfatto, pero’ abbiamo ridotto il personale da 30 a 7 ed inoltre visto che la Filiale e’ diventata una piccola Agenzia anche per i vari ruoli come Direttore, Vice, Capo Contabile, non saranno piu’ necessarie risorse esperte e… costose.

A fine anno avremo piu’ o meno lo stesso risultato economico, ma lo avremo ottenuto con meno di un quarto del personale e quindi con risultato procapite decisamente piu’ performante (cosa che peraltro piace molto ai vertici per ‘motivi di stock options’!!!)

Grandioso!

bancaMa, … e gli altri 23 dipendenti che, forse e’ il caso ogni tanto di ricordarlo, sono persone con famiglia, figli e tutto quanto e’ necessario per essere anche consumatori, che fine avranno fatto?    Nessun problema, vengono spostati di qua e di la’ e alla prima occasione li rottamiamo, proprio come si fa con le auto!  e se poi abbiamo sbagliato qualche calcolo e ci occorre assumere, ci sono i contratti a tempo determinato (in banca vanno per la maggiore quelli di 3 anni!!) e magari come apprendistato costano ancora meno.

Beh certo la clientela non puo’ pretendere che le si faccia anche da consiglieri o consulenti.

Forse qualcosa va ripensata!