italia crescita o stagnazioneTutti gli indicatori fanno presagire un periodo nero per il nostro Paese, sicuramente meno brillante degli altri in Eurolandia. A Bruxelles anche le piu’ rosee aspettative non vanno oltre una crescita prossima allo zero. Solo il Governo e pochi osservatori ipotizzano la possibilita’ di conseguire una crescita intorno all’ 1% puntando su una concomitanza di fattori favorevoli che, per la verita’, ai piu’ sembra un po’ troppo ottimistica. Innanzi tutto l’aspettativa che la fase di riduzione dei tassi Usa sia giunta ormai al termine e quindi che la conseguente ripresa di valore del biglietto verde finirebbe per favorire la riapertura dei mercati americani alle nostre esportazioni. La convinzione che la nostra industria, che durante questa fase si e’ rivolta ai mercati asiatici, si sia nel frattempo anche rafforzata e sia ora pronta a riaffermare la sua potenzialita’ ed infine la determinazione dimostrata in questo avvio di legislatura che, Berlusconi in testa, sembra aver imboccato la giusta direzione per il risanamento dell’economia.

In realta’ a questa visione ottimistica fa contrappunto una previsione piu’ cauta che vede in alcuni fattori che incombono minacciosi sulle nostre teste il preludio ad un marcato peggioramento delle prospettive. In particolare la dinamica dei prezzi al consumo che sembra non doversi arrestare e che potrebbe innescare una pericolosa e temuta spirale inflazionistica e la crisi del credito che sta imperversando in tutta l’Area Euro, dopo aver creato non pochi problemi oltreoceano. Su questo aspetto verosimilmente le conseguenze si faranno sentire anche per lunghi periodi vanificando gli sforzi, anche dolorosi, che alcuni grossi organismi finanziari hanno fatto anche nel recente passato per far pulizia nei propri bilanci.

In sostanza ci sarebbero le premesse e le possibilita’ concrete per assistere ad un tentativo di non rimanere troppo indietro rispetto ai nostri partners europei (ricordiamo che la crescita media dovrebbe essere intorno al 1,5%) e tali potenzialita’ consistono soprattutto nella capacita’ di spesa della gente, che a sua volta e’ strettamente connessa a quanto lo Stato lascera’ loro nelle tasche dopo il prelievo fiscale. In definitiva se l’azione timidamente intrapresa dal Governo continuera’ con lo stesso vigore, potremmo anche assistere ad un certo risveglio della nostra economia.