robin taxLa Robin Tax inventata dal Ministro Giulio Tremonti, che dovrebbe consistere in un prelievo forzoso dei proventi di alcune categorie di imprese, petrolieri, banche ed assicurazioni, potrebbe rivelarsi un provvedimento piu’ di facciata che di sostanza, visto che nello specifico sembra trattarsi di meno di 300 milioni di euro la quota destinata al fondo per i meno abbienti.

Questo e’ il grido che lanciano le associazioni di consumatori in ciò accomunate alla Corte dei Conti che proprio oggi ha messo in evidenza il rischio di mancare gli obiettivi di contenimento della spesa pubblica distratti dal reperimentoi di risorse ‘facili’.  Infatti la manovra di riequilibrio dei conti per il triennio 2009-2013 prevede che ben il 21% del fabbisogno derivi da nuove entrate fiscali anziche’ puntare sul tanto auspicato ma poco perseguito taglio delle spese. Infine poiche’ il problema della crescoita economica del Paese deve necessariamente puntare sulla riduzione della pressione fiscale, questo provvedimento sembra andare nell’opposta direzione se, come probabile, i settori interessati troveranno il modo di recuperare sui consumatori finali i maggiori oneri richiesti dall’Erario innescando così un processo a catena.

Si possono studiare meccanismi di cautela del consumatore come la cosiddetta clausola salva-utenti, che evitino la sopracitata ritorsione, ma alla fine cio’ richiederebbe la costituzione di organismi di controllo che -ammesso che funzionino- finirebbero comunque per ridurre ulteriormente la gia’ limitata efficacia.

In sostanza quello che viene chiesto all’azienda Italia da parte di Bruxelles e degli osservatori internazionali, non e’ di trovare soluzioni fantasiose, ma di puntare ad una seria programmazione che stimoli la ripresa economica e che le consenta quanto meno di tenere il passo degli altri Paesi Membri che sebbene soffrano anch’essi della situazione congiunturale, non sono comunque sempre a rischio di stallo.