lavorare in bancaLAVORARE IN BANCA

Qualche anno fa, anzi e’ meglio dire molti anni fa, il sogno delle mamme italiane per i propri figli era il fatidico ‘posto in banca’ che automaticamente significava ‘lavoro sicuro e stipendio fisso.

Ma oggi e’ ancora un impiego ambìto lavorare in banca?

Nel panorama scoraggiante insicuro e con poche prospettive concrete per il futuro che si presenta ai giovani che oggi si affacciano al mondo del lavoro, lavorare in banca costituisce ancora, tutto sommato, una discreta soluzione, anche se va detto che ormai non e’ piu’ come una volta.

Negli anni sessanta settanta e forse anche all’inizio degli anni ottanta l’impiegato di banca per il solo fatto di essere un ‘dipendente di banca‘ godeva di un un alone prestigioso, forse frutto della memoria di una funzione ’sociale’ svolta dalle banche nel periodo del dopoguerra come catalizzatore della fase di ripresa economica dopo gli orrori bellici.

Alle banche, e quindi anche ai loro dirigenti, funzionari, ma anche impiegati commessi e usceri era tributato una sorta di omaggio, una sorta di riconoscimento di status sociale. Venivano perdonate le magagne e le nefandezze che pur le banche avevano portato a termine durante e dopo la guerra.  O forse di queste non ce n’era neppure la conoscenza!

Fatto sta che l’assunzione in banca era salutata sempre con estrema soddisfazione dalla famiglia e lo stipendio era sicuramente rapportato al prestigio del ruolo.   Il primo stipendio di un impiegato di banca - che negli anni 70 poteva essere intorno alle 200.000 lire - era sicuramente superiore a quello di un giovane ingengnere alle prime armi.

poi negli anni le banche hanno mostrato anche i loro lati meno edificanti, qualcuna addirittura e’ fallita… cosa impensabile … e ovviamente si e’ scoperto come le conseguenze dei dissesti finanziari di un istituto di credito possano essere devastanti.

Ma cio’ aveva lasciato il segno in quanto era stata minata la fiducia popolare verso le banche e quindi anche chi lavorava all’interno di tali organizzazioni non era piu’ considerato infallibile o di un altro mondo come prima avveniva.

Poi sono iniziate le ristrutturazioni, le fusioni, le aggregazioni, i raggruppamenti, …. tutti con grandi sacrifici a carico dei dipendenti che si sono visti sottrarre ogni volta un po’ di quella sicurezza che era stata il motivo per cui erano entrati in banca.

Questi processi venivano portati avanti all’insegna della globalizzazione, e sull’altare di questa ‘globalizzazione’ di cui tutti parlavano e parlano, sono stati sacrificati nomi prestigiosi di Istituti che hanno fatto grande il nostro Paese: la Banca Commerciale Italiana, la Cariplo, il Credito Italiano…. tutte sparite o meglio fagocitate da anonimi gruppi che ‘modernizzandone’ le strutture ed efficentandole le hanno spersonalizzate facendo perdere le tracce. ed ora abbiamo Capitalia, Intesa Sanpaolo che, pur essendo ai vertici della classifica delle grandi banche europee, sono pressocche’ sconosciute!

Chi scrive non e’ un nostalgico del tempo che fu, ma solo vede, con rammarico, perse delle competenze, delle esperienze e dei valori che forse andavano conservati.

Insieme all’efficentamento e nell’ottica del risparmio dei costi che inevitabilmente le aggregazioni portano con se’ (e diciamolo pure che e’ il vero motore che le anima) la crescita professionale non e’ stata la cosa piu’ tenuta in considerazione. Anzi…

In realta’ il concetto di razionalizzazione e di efficentamento, che normalmente sono competenze ed expertise che albergano nelle valigette ventiquattrore dei consulenti di McKinsey, Accenture o altre, si possono sintetizzare in un semplice concetto: far svolgere il medesimo lavoro nel minor tempo possibile ed al costo piu’ basso.

Il mezzo piu’ adatto per conseguire il risultato appena accennato e’ quello di ’standardizzare’ i processi e per usare una metafora e usando un termine preso a prestito dall’industria dell’auto (che questi concetti ha conosciuto e messi a profitto per prima) impostare un processo a ‘catena di montaggio’.

Questo consente di risparmiare sui tempi, ma anche di abbassare la necessita’ di personale esperto perche’ non occorre esperienza per premere pulsanti o avviare programmi che sulla base di parametri prestabiliti prevedono risposte prestabilite.

…e’ un bel quadretto!

ed in questo quadretto,  alla meritocrazia, alla professionalita’ ed alle aspettative in termini di percorsi di carriera viene riservato solo un angolino in basso a destra e magari poi non si vede neppure perche’ ci metton su il bollino col n. di catalogo del quadro!!

La verita’ e’ semplice: per poter fare il direttore di una piccola o media filiale non servono molte qualita’ o comunque non e’ necessario aver maturato esperienza sul campo, perche’ non ci sarebbe neppure la possibilita’ di metterla in pratica.

I programmi utilizzati per la concessione prestiti e finanziamenti, per esempio, sono spesso in versione prospetto-tipo-quiz da crocettare e poi il computer decide se il richiedente ha o meno i requisiti per poterli rimborsare e ne determina l’ammontare massimo erogabile.

Beh effettivamente anch’io non pagherei un ingegnere edile per farmi mettere le piastrelle del bagno!!!

Ma infine qual’e’ lo stipendio di un impiegato con 4-5 anni di anzianita’ che non sia figlio di questo o quel politico o che non ricopra ruoli particolari per meriti particolari …. ?

intorno ai 1.200 - 1.400 euro al mese.

che anche se non sono da disdegnare non possono far impazzire dall’entusiasmo.

Va detto anche che di questi tempi molte banche assumono solo con Contratti a tempo determinato e talvolta a 3 anni!  e lo stipendio base e’ un po’ piu’ bassino. Altro che posto fisso!